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Agenzie immobiliari senza costo di provvigione, strane pubblicità

Di seguito la comunicazione di un’agenzia immobiliare che non chiede provvigioni per la vendita, che non citiamo per evitare pubblicità gratuita.
“Gli italiani hanno speso lo scorso anno 3 miliardi di euro in commissioni per vendere il proprio immobile. Se si fossero affidati a xyz, li avrebbero risparmiati abbattendo completamente le commissioni”.
E’ inquietante che queste aziende immettano sul mercato un messaggio palesemente falso e ragionato a tavolino, per avere visibilità.
Perché i 3 miliardi di euro pagati dagli italiani in commissioni per vendere il proprio immobile, secondo il comunicato, sono una loro “elaborazione” dei dati ufficiali di OMI Agenzia delle Entrate. Peccato che quei dati dicano che lo scorso anno siano avvenute 580mila transazioni. Non si parla di quanto pagato in provvigioni. Primo perché non è detto che la compravendita sia stata assistita da mediatori (circa il 50% dei casi) e secondo perché la provvigione può variare da caso a caso. Prendere il totale degli scambi e calcolare il 3%, come fatto dallo “studio” non è una elaborazione, è una bufala.
Umiliante per l’agenzia che vuole avere visibilità e per l’agenzia di pr che ha messo a punto uno stratagemma così dozzinale. E soprattutto falso.
Le agenzie immobiliari che operano senza chiedere una provvigione sulle compravendite sono un fenomeno strano perché non si capisce da dove producano il reddito per sopravvivere. Se si aggiunge una comunicazione del genere, probabilmente ci sono gli estremi per scatenare le ire degli agenti immobiliari, e di tutti gli operatori, che lavorano seriamente.
Questo è l’estratto di un bell’articolo scritto da Maurizio Cannone, direttore responsabile Monitor; ovviamente in questo blog è possibile replicare e rimango a disposizione per leggere e commentare ogni parere che sia rispettoso per le categorie.
Andrea Fantini

In calo i Prestiti alle imprese, causa: incertezze

I prestiti concessi alle imprese italiane, calano;  secondo i dati forniti da Crif  le richieste nel 3° trimestre 2019, hanno segnato il -3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A questo si accompagna anche una notevole flessione dell’importo medio dei finanziamenti richiesti (-4,1%), che relativamente allo specifico trimestre si assesta sul valore più contenuto degli ultimi 6 anni. Ad alimentare questa dinamica decrescente contribuisce in principal modo  l’incertezza del quadro macroeconomico generale e il peggioramento della percezione di fiducia.

Analisi: le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 27.469 euro, in calo del -5,5% rispetto all’anno precedente, in flessione (-6,8%) anche l’importo medio richiesto delle società di capitali (es: srl-spa), che si ferma a 95.562 euro.

Un nostro cliente ci ringrazia per la consulenza fornita

Un imprenditore (che chiameremo per riservatezza sig. Bianchi) contatta noi di immobilimpresa.net perchè vuole vendere alcuni capannoni appartenenti ad un importante complesso immobiliare,  mi indica la somma che ha necessità di incassare;  prima di accettare il lavoro, com’è mia abitudine, fornisco al sig. Bianchi: 1) un’attenta analisi del mercato, incluso il parere sul prezzo di vendita 2) le problematiche da affrontare e superare  3) gli obbiettivi che si raggiungo inclusi i tempi di conclusione. Grazie allarelazione consegnata, l’imprenditore è in grado di analizzare il risultato che potrà ottenere e decide il cammino da intraprendere, questa è stata la lettera di risposta che è arrivata in ufficio e che riporto integralmente:
“Salve Sig. Fantini, mi scusi se ho aspettato un pò prima di risponderLe, ma le Sue valutazioni circa la collocazione sul mercato dei nostri immobili sono state oggetto di attenta riflessione da parte del corpo sociale.
La risultanza e la conseguente decisione finale è stata quella di non continuare su questo progetto che, viste le ipotesi circa il prevedibile realizzo scaturente dalla eventuale vendita, non ci consente di raggiungere gli obiettivi previsti con questo tipo di operazione.
Pertanto procederemo con il rifinanziamento dell’ azienda tramite operazione bancaria di Lease-back.
La ringrazio vivamente dell’ attenzione prestata volta alla seria valutazione di intraprendere o meno un rapporto di collaborazione.
Con i miei migliori auguri per il Suo lavoro e la Sua professione e l’
auspicio di risentirci un domani per eventuali esigenze la ringrazio ancora e la saluto cordialmente.”
Dal testo della lettera si evince che, grazie alla nostra consulenza, l’imprenditore ha scelto il percorso migliore.

Negozi aperti o chiusi la domenica?

In Italia i piccoli esercizi commerciali, soprattutto nei centri storici, vanno man mano scomparendo, contestualmente il dibattito sulle chiusure domenicali continua a suscitare interesse.
Osservando gli ultimi 10 anni, dal 2008 al 2018 quasi 64.000 negozi hanno abbassato definitivamente la saracinesca, con una riduzione dell’11,1%.

Tramite l’Osservatorio curato dall’Ufficio Studi di Confcommercio sulla “Demografia d’impresa nelle città italiane”, si evince che nei dieci anni di monitoraggio sia cresciuto del 15% il numero delle attività di alloggio e ristorazione.

A risentire di più di questo calo sono stati i centri storici che hanno perso il 13% dei negozi in sede fissa, svuotandosi sempre di più anche a causa dell’aumento dei canoni di locazione che costringono i commercianti a spostarsi verso le periferie, alla ricerca di un affitto più basso.
Le attività commerciali che subiscono di più la crisi sono in ordine:

  1. librerie,
  2. negozi di giocattoli,
  3. abbigliamento e scarpe,

esentati dal fenomeno calo fatturato:   i negozi di tecnologia, le farmacie, la ristorazione.
Articolo di Andrea Fantini, fonte Ufficio Studi di Confcommercio e monitorimmobiliare

Immobili Commerciali/Artigianali: aumento vendite

L’analisi delle compravendite, realizzata su dati forniti da Agenzia delle Entrate, pubblicato da Ufficio Studi Tecnocasa, evidenzia che nei primi nove mesi del 2018 gli acquisti immobiliari nel settore commerciale sono in aumento; con quasi 21.000 transazioni, con una crescita del 5,1 % rispetto allo stesso periodo del 2017. Sul fronte dei prezzi, invece, i dati forniti dalle agenzie * evidenziano un’ulteriore diminuzione: -1,3% nelle vie di passaggio e -1,6% nelle vie non di passaggio. E’ la diminuzione delle quotazioni, iniziata nel 2008, ad invogliare l’investitore, sia esso una società o un privato da cui si aspettano rendimenti annui lordi che possono arrivare fino ad un 10% a seconda della rischiosità dell’investimento:  dal 1° semestre del 2008 al primo semestre 2018, le soluzioni posizionate in vie di passaggio hanno perso il 35% del loro valore, quelle in vie non di passaggio il 41,1%.

Le città dove si è avuto il maggiore aumento delle transazioni sono Verona (+19,4%), Bologna (+16,2%%) e Firenze (+11,9%). Roma e Milano si confermano ai primi posti per numero di scambi: nella Capitale le transazioni sono state 802, il capoluogo lombardo ne fa segnare 827 confermando la sua crescita di attrattività.

* Tecnocasa  e Tecnorete

Aumento del valore immobiliare grazie al miglioramento dei collegamenti

L’azione di miglioramento dei  collegamenti, che siano metropolitani, aerei, ferroviari o autostradali, nella maggioranza dei casi impatta positivamente sul mercato immobiliare, come confermano numerosi studi. In questi anni, in base a quanto  l’ufficio studi del Gruppo Tecnocasa ha pubblicato, il valore degli immobili e la domanda, residenziale e non, sono variati in concomitanza di aperture di metropolitane o di nuove strade.

Affitti non residenziali: la cedolare secca come soluzione

Il settore delle locazioni commerciali, nello specifico quelle di piccole dimensioni, per immobili ubicati nelle Città di provincia, le periferie e i piccoli Comuni, sembra allo stremo e gli investitori si sono allontanati da tempo da questo tipo di investimento, come molte associazioni di categoria, anche io ritengo che il Governo non possa perdere l’opportunità di inserire la norma all’interno della Legge di stabilità. Estendere la cedolare secca anche agli affitti non residenziali credo sia una scelta obbligata per ridare fiato al mercato dei locali commerciali e promuovere gli investimenti in questo settore.
La Fiaip cita come esempio uno studio effettuato da Confedilizia che affermare che l’introduzione della cedolare abbia realmente contribuito alla crescita del mercato delle locazioni. Un altro argomento è la liberalizzazione delle durate dei contratti commerciali, oggi ancora vincolati ad un minimo di 6 anni è un altro argomento caldo che può aiutare a rilanciare gli investitori.

Andrea Fantini

MILANO seconda in EUROPA per investimenti immobiliari

Gli investimenti immobiliari previsti, nel solo capoluogo lombardo per il quinquennio 2014-2018, sono oltre 15 miliardi di euro con un impatto di quasi 50 miliardi sul Pil cittadino e circa 10 mila nuovi posti di lavoro, creati dalle nuove iniziative immobiliari.

Tale dato è emerso grazie a Scenari Immobiliari che, sintetizzando una serie di indicatori economici, infrastrutturali e sociologici ha costruito un Indice di competitività delle città europee su scala 100, secondo il quale si realizza una classifica delle principali capitali europee, in cui Milano si posiziona al 2° posto, dietro solo a Monaco.

Nell’ ultimo biennio nel capoluogo lombardo si sono registrati investimenti di provenienza estera per oltre quattro miliardi di euro, la metà di quanto investito in tutto il Paese. Le previsioni, sulla base delle indicazioni raccolte tra i principali operatori, parlano di cifre anche superiori nel biennio 2017 e 2018. La domanda degli investitori non sarebbe diventata realtà se non ci fosse stata anche una profonda innovazione nell’offerta immobiliare cittadina. Le trasformazioni urbanistiche recentemente concluse, in fase di definizione e in previsione, hanno ridisegnato e continueranno a modificarlo, il volto della nuova Milano: una metropoli internazionale in grado di confrontarsi e competere con le principali capitali d’Europa.

Gli acquisti realizzati nell’ ultimo triennio riguardano uffici per quasi il 60% e, a scalare, altri immobili non abitativi.

Autore: Andrea Fantini

L’Immobiliare Commerciale in ripresa

Immobili commerciali in aumentoL’immobiliare commerciale è tornato ai livelli del 2012, prima cioè dello scoppio della crisi vera e propria. È quanto emerge da uno studio di Msci presentato nei giorni scorsi a Milano.

Dall’analisi si scopre che il 2016 ha visto un ritorno nell’ordine del 4,4%, come segnalato dall’Italy Annual Property Index. Questo risultato è il migliore degli ultimi cinque anni. La performance del 2016 è stata trainata da un incremento dei redditi del 4,6%, mitigato da un leggero calo della crescita dei capitali, risultato da un calo degli affitti che ha toccato tutti i settori, escluso quello industriale.

Tutto il comparto immobiliare ha registrato ritorni positivi, con un picco del 6,6% per l’industriale, seguito dal retail con una crescita del 5,8%.

Gli uffici a Milano hanno visto la maggiore crescita, con un +5,5%

ILLUMINAZIONE immobili commerciali e industriali: Spendi meno con le LUCI A LED

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I fattori che contribuiscono al risparmio ottenibile in un capannone con un impianto di luci a led sono diversi, i più importanti sono: la maggior durata delle lampade, la maggior efficienza luminosa  e la minor temperatura di esercizio. Analizziamoli uno per uno:

La maggiore durata, è dovuta al cuore della lampadina a led: il “diodo”, quest’ultimo è un elemento piccolo, compatto, solido e funzionante a basse temperature, se confrontate con quelle delle lampadine ad incandescenza o a quelle di altre lampade per illuminazione. Gli elementi al led sono inoltre particolarmente resistenti ad urti, movimenti bruschi e altri tipi di sollecitazioni a cui invece altri dispositivi di illuminazione, quali le lampadine a resistenza, tradizionali e alogene, sono particolarmente sensibili. Prendendo come valore di riferimento quello di 50.000 ore di vita media, si può dire che la durata di un dispositivo di illuminazione a led è di circa da tre a quattro volte quello di un tubo al neon. Approssimativamente si può dire che, grazie alla lunga vita media, un impianto a led ha dei costi di manutenzione inferiori di un 65%-70% rispetto ad un corrispondente impianto a file di neon.

Altra caratteristica del led è l’efficienza luminosa, quest’ultima esprime quanta luce una data sorgente è in grado di produrre per una data quantità di energia elettrica consumata. Per questo motivo l’efficienza è espressa in lumen per watt, essendo il lumen l’unità di misura del flusso luminoso. E’ chiaro quanto questo parametro sia della massima importanza perché è quello che incide maggiormente sui costi dell’illuminazione.

Una minor temperatura di esercizio è essenziale sia per la durata sia per l’efficienza luminosa. I modelli di lampade led industriali sono dotati di efficienti dissipatori di calore, accoppiati ad appositi sistemi di raffreddamento, che aumentano la protezione della lampada da temperature troppo alte, permettendole di lavorare sempre (almeno molto vicino) alla temperatura ottimale.

CONCLUSIONI: La tecnologia a led è attualmente, se ci si rivolge per lo meno alla fascia alta del mercato professionale, la più promettente per quanto riguarda i ritorni di investimento nei capannoni adibiti a produzione e del terziario. I led necessitano di un investimento iniziale maggiore, ma dati i costi di esercizio minori, il recupero nella differenza di investimento avviene piuttosto velocemente, solitamente entro il terzo o il quarto anno, dopo il quale il sistema a led comporterà esclusivamente importanti risparmi energetici.

Per rendere l’idea del risparmio che si può ottenere rispetto ad un impianto che ha la tecnologia tradizionale, possiamo far riferimento alla tabella sotto,  la cui fonte è “life formazione”

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Articolo redatto da Silvia Cerizza e Andrea Fantini, riproduzione riservata (c)